In questa pagina

Hai impastato, hai dato le pieghe se servivano (vedi pieghe e stretch & fold), hai lasciato che la massa facesse la sua prima fermentazione. Adesso davanti a te c'è un blocco unico di impasto, e la pizza richiede invece tante palline distinte, una per disco. Lo staglio è il gesto che colma questa distanza: divide la massa in panetti e li forma in palline lisce e tese, pronte per la seconda fermentazione.

È una fase pratica, fatta di mani e di poche regole, ma ha conseguenze precise. Un panetto stagliato male non si stende bene, non lievita uniformemente, non sviluppa il cornicione che dovrebbe. E soprattutto: lo staglio è il confine fra le due fermentazioni della pizza, la puntata e l'appretto, due cose che la divulgazione amatoriale confonde di continuo. Mettere ordine qui è il prerequisito per leggere correttamente qualunque ricetta.

Cos'è lo staglio e quando si fa

Lo staglio è l'operazione con cui la massa fermentata viene divisa in porzioni (i panetti, in gergo anche "palline" o "panielli") e formata in palline regolari. In panificazione professionale le due azioni hanno nomi distinti: la divisione (dividing) e la formatura (shaping), con eventualmente una preformatura (pre-shaping) intermedia []. Per la pizza in casa, "staglio" indica comunemente l'insieme: dividere e formare.

La sua collocazione nel processo è fissa e va memorizzata: lo staglio sta dopo la puntata e prima dell'appretto.

  • Puntata. La prima fermentazione, sulla massa intera. Subito dopo l'impastamento l'impasto riposa in blocco, in ciotola o in cassetta, e i lieviti cominciano a produrre CO₂ mentre la maglia glutinica si rilassa. Per le cinetiche di questa fase rimanda a maturazione vs lievitazione.
  • Staglio. Si divide la massa e si formano i panetti. È un'operazione di pochi minuti.
  • Appretto. La seconda fermentazione, sui singoli panetti. Ogni pallina lievita per conto suo fino a essere pronta per la stesura.

Perché non stagliare subito, e perché non aspettare troppo

Il momento dello staglio non è arbitrario. Se si staglia troppo presto, prima che la puntata abbia rilassato a sufficienza la maglia, i panetti risultano tenaci, difficili da chiudere, tendono a ritrarsi sotto le mani. Se si staglia troppo tardi, quando la massa ha già fermentato a lungo in blocco, si lavora un impasto pieno di gas che viene espulso durante la divisione e la formatura, e si parte per l'appretto con panetti già "spompati".

La regola operativa: si staglia quando la massa è rilassata ed estensibile ma non ancora gonfia di gas, in genere a fine puntata, prima che la lievitazione abbia prodotto la maggior parte del volume. La quota di CO₂ importante deve formarsi durante l'appretto, sul panetto già chiuso, perché è quella che resta intrappolata e si traduce in alveolatura e cornicione.

Pezzatura: quanto pesa un panetto secondo lo stile

La pezzatura è il peso del singolo panetto, e determina dimensione e spessore del disco finale. È il primo numero da fissare, e dipende dallo stile e dal diametro che vuoi ottenere.

La logica è semplice: a parità di tecnica di stesura, più impasto significa disco più grande oppure più spesso. Un panetto da 250 g steso sottile dà una tonda più larga di un panetto da 180 g; lo stesso panetto da 250 g steso piccolo dà un disco più spesso. La pezzatura quindi non è un valore assoluto, ma una scelta legata al risultato voluto e alle dimensioni del tuo forno.

StilePezzatura panettoDiametro/formato indicativoNote
Napoletana verace180-280 g28-32 cmRange del disciplinare AVPN. Sotto i 200 g per dischi più piccoli, verso i 250-280 g per cornicioni alti.
Contemporanea250-280 g30-33 cmPanetto generoso per sostenere un cornicione molto sviluppato e alveolato.
Tonda romana160-200 g30-33 cmPanetto più leggero per un disco molto sottile e croccante in tutto lo spessore.
Pala romana250-350 gforma allungataPezzatura variabile in funzione della lunghezza della pala.
Teglia romana~500-600 g per teglia 30x40 cma peso tegliaNon si staglia a panetto: si pesa l'impasto per teglia. Il peso sale con l'idratazione e con lo spessore voluto.
Pezzature di riferimento per i principali stili. I valori sono finestre operative consolidate, non prescrizioni: per la napoletana il range deriva dal disciplinare AVPN, per gli altri stili dall'uso corrente. La teglia romana non si ragiona a panetto ma a peso di impasto per teglia.

Dividere con precisione: la bilancia, sempre

La pezzatura va rispettata pesando ogni porzione, non a occhio. Panetti di peso disuguale fermentano in modo non uniforme (uno più grande ha più massa e più gas a parità di lievito) e danno dischi di dimensioni diverse, un problema concreto quando cuoci più pizze in sequenza in un forno di dimensioni fisse.

La tecnica corretta: si rovescia la massa sul piano leggermente infarinato cercando di stenderla in un rettangolo grossolano, si taglia con un tarocco (raschietto) con tagli netti e decisi, evitando di "segare" l'impasto (lo strappo danneggia la maglia). Si pesa ogni porzione e si aggiusta togliendo o aggiungendo piccoli pezzi. Conviene attaccare le correzioni di peso sotto al panetto, in modo che la giunta finisca nella chiusura e non in superficie.

Pirlatura e chiusura: come formare una pallina liscia e tesa

Formare il panetto significa dare alla porzione di impasto una forma sferica con la superficie liscia e tesa e la base chiusa. Le due qualità (superficie tesa sopra, chiusura sotto) sono i due obiettivi della formatura, e hanno entrambe una ragione tecnica precisa.

La superficie tesa crea una pellicola esterna sotto tensione: una specie di "pelle" che racchiude il panetto. Questa pelle ha due funzioni. Trattiene il gas prodotto durante l'appretto, impedendogli di sfuggire lateralmente, e mantiene la forma a cupola del panetto invece di lasciarlo collassare e allargarsi [] []. È la stessa logica della tensione superficiale che governa la formatura del pane: un panetto teso lievita verso l'alto, un panetto floscio lievita verso i lati.

La base chiusa sigilla il punto in cui i lembi dell'impasto si raccolgono. Se la chiusura non è sigillata, il gas trova una via di fuga dalla base e il panetto si sgonfia: è la causa più frequente dei panetti che "si appiattiscono" durante l'appretto.

La pirlatura: il gesto di base

La pirlatura è la tecnica con cui si forma il panetto facendolo ruotare sul piano per costruire tensione superficiale. È il gesto fondamentale dello staglio per la pizza tonda.

Procedura per impasti a media idratazione (55-65%, il range tipico degli stili principianti):

  1. Si prende la porzione pesata e la si appoggia sul piano con la parte più liscia verso l'alto.
  2. Si raccolgono i lembi verso il centro, sotto al panetto, pizzicandoli per iniziare a chiudere la base.
  3. Si gira il panetto con la chiusura verso il basso e si pirla: si forma una conca con la mano (o entrambe le mani) attorno al panetto e lo si fa ruotare sul piano, trascinandolo leggermente. L'attrito fra la base e il piano tira la pelle superficiale verso il basso e la mette in tensione.
  4. Si continua finché la superficie è liscia, tesa, senza pieghe visibili, e la base è chiusa in un punto centrale.

L'operazione dura pochi secondi per panetto. La pelle deve risultare tesa ma non strappata: se si insiste troppo, la superficie si lacera e perde la tensione che si voleva costruire.

La chiusura "a mozzarella" e altri metodi

Per la napoletana è diffuso il gesto della chiusura "a mozzarella" o "a saccottino": si stende leggermente la porzione, si portano i lembi al centro come a chiudere un fagotto, si pizzica il punto di giunzione, e si gira il panetto con la chiusura sotto, eventualmente rifinendo con una breve pirlatura. Il risultato è una sfera con la base sigillata e la superficie tesa.

I metodi sono diversi nelle scuole, ma l'obiettivo è sempre lo stesso: superficie tesa sopra, sigillo sotto. Qualunque tecnica raggiunga questi due risultati senza strappare la maglia va bene. Quello che conta è il risultato, non l'ortodossia del gesto.

Il riposo intermedio (bench rest)

Su impasti tenaci o quando si lavora veloce, può capitare che il panetto, appena formato, sia ancora troppo elastico per essere chiuso bene: si ritrae, resiste, non tiene la forma. In panificazione professionale si risolve con un riposo intermedio (bench rest): si fa una preformatura grossolana, si lascia riposare la massa preformata 10-20 minuti coperta perché la maglia si rilassi, e poi si formano i panetti definitivi []. Per la pizza in casa, con impasti ben puntati, di solito non serve: si staglia direttamente. Ma se i panetti "tirano" e non si chiudono, un breve riposo prima della formatura definitiva risolve.

L'appretto: la lievitazione dei panetti

Formati i panetti, comincia l'appretto: la seconda fermentazione, sui singoli panetti, fino al momento della stesura. È la fase in cui si forma gran parte del gas che resterà nel disco, quindi è decisiva per l'alveolatura e per il cornicione.

Durata e temperatura

La durata dell'appretto dipende dalla temperatura e dalla dose di lievito, secondo la stessa cinetica che governa tutta la fermentazione: il metabolismo del lievito segue con buona approssimazione la regola del Q10 ≈ 2, cioè la velocità raddoppia circa ogni 10 °C in più (e si dimezza ogni 10 °C in meno) []. Per la trattazione completa delle cinetiche rimanda a maturazione vs lievitazione; qui interessa l'effetto pratico sull'appretto.

A temperatura ambiente (20-25 °C, il range indicato dal disciplinare AVPN per la napoletana []), l'appretto della tonda napoletana sta tipicamente fra 4 e 6 ore. I valori cambiano con la temperatura.

Temperatura apprettoDurata indicativaNote operative
16-18 °C8-12 hCucina fredda d'inverno. Tempi lunghi, fermentazione regolare e controllabile.
20-22 °C6-8 hTemperatura ambiente moderata. Buona prevedibilità.
22-25 °C4-6 hRange tipico AVPN per la napoletana.
26-28 °C3-4 hEstate calda. La fermentazione accelera, va sorvegliata: facile superare il punto.
4-6 °C (frigo)molte ore / parzialeAppretto rallentato per maturazioni lunghe. I panetti vanno poi acclimatati 1-2 h a temperatura ambiente prima della stesura.
Effetto della temperatura sulla durata dell'appretto, a parità di dose di lievito e di stato del panetto a inizio appretto. I tempi sono indicativi e seguono la regola del Q10 ≈ 2; il punto di riferimento sono le 4-6 ore a 20-25 °C della napoletana. Lo stato del panetto resta il criterio decisivo: la temperatura sposta i tempi, non li fissa.

Contenitori

I panetti per l'appretto vanno tenuti in un contenitore che li protegga dall'aria (per non far seccare la superficie) e dia loro lo spazio per espandersi senza deformarsi.

  • Cassetta da pizza con coperchio. Lo strumento standard: una vaschetta rettangolare alta qualche centimetro, con coperchio, dove i panetti stanno allineati a distanza. È la soluzione migliore perché protegge dall'aria e permette di controllare lo stato senza maneggiare i panetti.
  • Vassoio infarinato coperto. Un'alternativa casalinga: i panetti su un vassoio (o teglia) infarinato, coperti con pellicola o con un altro vassoio rovesciato per non farli seccare.
  • Singoli contenitori. Pratici per piccole quantità, ma occupano spazio.

La regola comune a tutti: distanziare i panetti lasciando spazio per il raddoppio. Panetti troppo vicini si toccano durante l'appretto e si attaccano fra loro; staccarli a fine appretto strappa la pelle e rovina la formatura. La distanza giusta è quella che lascia, a fine appretto, ancora un piccolo spazio fra le palline.

Quando il panetto è pronto (segnali visivi e tattili)

L'appretto non si conta a orologio ma a vista. Il tempo è una guida (le 4-6 ore a 22-25 °C danno un'idea), ma il criterio decisivo è lo stato del panetto. La condizione giusta è precisa: il panetto deve essere rilassato e gonfio, ma non sgonfio né collassato.

Segnali visivi

  • Volume aumentato. Il panetto è cresciuto in modo evidente, in genere fino a circa il raddoppio. La crescita è verso l'alto e verso i lati, ma la forma resta una cupola morbida, non un disco appiattito.
  • Forma a cupola morbida. I bordi del panetto si sono leggermente arrotondati e allargati alla base, ma la sommità resta bombata. Un panetto pronto "abbraccia" la base senza spanciare del tutto.
  • Superficie con piccole bolle. Sotto la pelle compaiono piccole bolle di gas, segno che la fermentazione ha lavorato bene. Bolle troppo grandi e numerose, con superficie tesa al punto di scoppiare, indicano che si è andati oltre.

Segnali tattili

  • Cedevolezza elastica. Premendo delicatamente con un dito, il panetto cede con una resistenza morbida e l'impronta torna indietro lentamente, in modo parziale. È il segnale chiave: cede ma reagisce.
  • Superficie liscia e non appiccicosa. Un panetto pronto, ben formato e coperto, ha una superficie liscia, asciutta al tatto, non collosa.

I due errori opposti

Come per la maturazione della massa, anche per l'appretto i due errori sono speculari, ed è importante distinguerli perché la correzione è opposta.

Panetto sotto-appretto (poco lievitato). È ancora compatto, piccolo, tenace. In stesura resiste, si ritrae, fa fatica ad allargarsi senza tornare indietro. In cottura sviluppa poco, il cornicione resta basso. La correzione è semplice: aspettare di più, oppure (per le volte successive) alzare la temperatura di appretto o la dose di lievito.

Panetto sovra-appretto (troppo lievitato). Si è gonfiato oltre il punto e poi ha cominciato a cedere: è appiattito, spanciato verso i lati, la superficie è tesa fino a scoppiare o già rilassata e svuotata. In stesura è appiccicoso, sfatto, strappa, non tiene la forma. In cottura ha poca spinta perché il gas è in gran parte già fuoriuscito. La correzione: stagliare più tardi o usare meno lievito, in modo che il punto giusto cada quando vuoi cuocere.


Lo staglio è il gesto che trasforma una massa unica in tanti panetti pronti per diventare dischi, ed è il confine netto fra le due fermentazioni della pizza: la puntata, che lievita la massa, e l'appretto, che lievita i panetti. Le regole sono poche e concrete: pesa ogni porzione per avere panetti uguali, forma palline con la superficie tesa e la base chiusa (pirlando su un piano non infarinato), distanziale e coprile durante l'appretto, e giudica il momento giusto dallo stato del panetto e non dall'orologio, usando il test del dito finché non hai l'occhio. Un panetto ben stagliato e correttamente appretto, rilassato ma non sgonfio, è la condizione di partenza senza la quale nessuna stesura riesce.

Ed è proprio la stesura il passo successivo. Nella prossima lezione si parte dalla palla pronta e si arriva al disco: come aprire il panetto a mano, spostando il gas verso il bordo per costruire il cornicione, senza schiacciarlo via e senza strappare la maglia. Lo vediamo in Lezione 12: la stesura a mano, dalla palla al disco.

Domande frequenti

Qual è la differenza fra puntata e appretto?
La puntata è la prima fermentazione, che avviene sulla massa intera subito dopo l'impastamento. L'appretto è la seconda fermentazione, che avviene sui singoli panetti dopo lo staglio. Lo staglio è il gesto che separa le due fasi: si divide la massa, si formano le palline, e da quel momento ogni panetto lievita per conto suo. Confondere le due fasi è alla radice di molti errori di tempistica: una ricetta che dice 'lievitazione 24 ore' non specifica quanto va sulla massa e quanto sui panetti, ed è una distinzione che cambia il risultato.
Quanto deve pesare un panetto?
Dipende dallo stile e dal diametro che vuoi. Per la tonda napoletana il disciplinare AVPN indica 180-280 g, con 250-280 g per la contemporanea a cornicione alto. La tonda romana sta più bassa, intorno a 160-200 g per il suo disco sottile. Per la teglia romana non si ragiona a panetto ma a peso teglia: circa 500-600 g di impasto per una teglia 30x40 cm, da regolare in funzione dell'idratazione e dello spessore voluto. In generale: panetto più pesante uguale disco più grande o più spesso, a parità di stesura.
Devo schiacciare il panetto prima di stenderlo?
Non in senso di degasarlo del tutto. Un panetto correttamente appretto va trasferito sul piano e steso partendo dal centro verso il bordo, lasciando che il gas si sposti verso il cornicione invece di essere espulso. Si schiacciano (degasano) solo i panetti che hanno lievitato troppo in frigo per maturazioni molto lunghe, dove la pressione del gas è eccessiva. Per un appretto a temperatura ambiente nei tempi corretti, il panetto si stende così com'è.
Quanto tempo dura l'appretto?
A temperatura ambiente (20-25 °C) l'appretto della napoletana sta tipicamente fra 4 e 6 ore; sotto i 20 °C i tempi si allungano, sopra i 25 °C si accorciano, seguendo la regola del Q10 (circa un raddoppio della velocità ogni 10 °C in più). Per maturazioni lunghe si può fare l'appretto in frigo e poi acclimatare i panetti 1-2 ore a temperatura ambiente prima della stesura. Il tempo esatto è secondario rispetto allo stato del panetto: si va a vista, non a orologio.
Perché i miei panetti si sgonfiano o si attaccano fra loro?
Si sgonfiano quasi sempre per chiusura difettosa: se la pallina non è sigillata sotto, il gas esce dalla base e il panetto si appiattisce. Si attaccano fra loro quando sono troppo vicini nel contenitore e l'appretto li ha fatti espandere fino a toccarsi: vanno distanziati lasciando spazio per il raddoppio. Un panetto ben pirlato, ben chiuso e con il giusto spazio attorno mantiene la forma a cupola per tutto l'appretto.
Fonti
  1. Hamelman, J. (2013). Bread: A Baker's Book of Techniques and Formulas, 2nd ed. Wiley, capp. 'Dividing and Pre-shaping' e 'Shaping' per la divisione, la preformatura e la formatura, e cap. 'Fermentation' per la fase di proof (appretto).
  2. Suas, M. (2009). Advanced Bread and Pastry: A Professional Approach. Delmar Cengage Learning, capitoli su scaling, pre-shaping, final shaping e final proof, con la trattazione del riposo intermedio (bench rest) fra preformatura e formatura.
  3. Calvel, R. (1990). Le goût du pain: Comment le préserver, comment le retrouver. Éditions Jérôme Villette, capitoli sul ruolo della formatura sulla tensione della maglia glutinica e sull'orientamento della struttura.
  4. Pyler, E. J. & Gorton, L. A. (2008-2009). Baking Science & Technology, 4th ed., voll. I-II. Sosland Publishing, capitoli sulla reologia dell'impasto in formatura e sulla cinetica della fermentazione finale (Q10, dipendenza dalla temperatura).
  5. Myhrvold, N. et al. (2017). Modernist Bread. The Cooking Lab, volumi sulla divisione, formatura e final proof, con l'analisi del rapporto fra tensione superficiale del panetto e capacità di trattenere il gas.
  6. Associazione Verace Pizza Napoletana (2008, agg. successivi). Disciplinare Internazionale per l'ottenimento del marchio collettivo 'Vera Pizza Napoletana', sezione su pezzatura dei panetti (180-280 g), temperatura e tempi di appretto a temperatura ambiente (20-25 °C).
Condividi
XWhatsAppEmail
Approfondisci
Mani che eseguono una piega in ciotola tirando un lembo di impasto sopra la massa
Basi·18 min·Intermedio

07 · Pieghe e stretch & fold: quando, come, perché

Le pieghe non aggiungono glutine, lo riorganizzano: orientano le fibre, ossigenano, redistribuiscono. Stretch & fold, slap & fold e coil fold sono tre tecniche con campi d'uso diversi, e diventano essenziali oltre il 75% di idratazione. Come si calibrano cicli, tempi e fase di puntata, perché sostituiscono l'impasto meccanico prolungato anziché aggiungersi, e quali errori (piegare un impasto già incordato, piegare troppo presto o troppo tardi) ne vanificano il senso.

La stesura della pizza a mano: dal panetto al disco
Basi·13 min·Principiante

12 · La stesura: dalla palla al disco

Come stendere la pizza tonda a mano dal panetto al disco: la tecnica passo per passo, come preservare il cornicione spostando il gas verso il bordo, perché sulla tonda si evita il mattarello e gli errori più comuni.

Impasto in massa al 70% di idratazione dopo 24 ore di maturazione in frigo
Basi·31 min·Intermedio

08 · Maturazione vs lievitazione: cosa succede nell'impasto

Maturazione e lievitazione non sono la stessa cosa: la prima è enzimatica (amilasi e proteasi che lavorano sull'amido e sul glutine), la seconda è gassosa (lievito che produce CO₂). Procedono nello stesso impasto con cinetiche diverse, e capirle separatamente è il prerequisito per leggere qualunque ricetta seria e per scegliere farina, tempi e temperature senza navigare a vista.