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La farina è la struttura dell'impasto. Da sola, però, non fa niente: serve l'acqua per attivarla, il sale per regolarla, il lievito per gonfiarla. Tre ingredienti, tre funzioni distinte, tre dosi che vale la pena capire una volta per tutte.

La buona notizia è che le quantità sono poche e abbastanza stabili. Una volta che sai quanta acqua, quanto sale e quanto lievito ti servono, hai in mano la base di quasi ogni impasto diretto. In questa lezione restiamo sul lato operativo: cosa fa ciascun ingrediente e quanto metterne. I dettagli tecnici (la formula dell'idratazione, la chimica dell'acqua, il calcolo preciso del lievito) li trovi nelle lezioni e negli approfondimenti dedicati, linkati dove servono.

L'acqua: quanta, e cosa cambia

L'acqua è ciò che mette in moto tutto. Quando incontra la farina, due proteine si legano e formano il glutine, la rete elastica che dà struttura all'impasto. Senza acqua non c'è glutine, e senza glutine non c'è pizza.

La domanda pratica è semplice: quanta acqua? Qui entra in gioco l'idratazione, cioè quanta acqua usi in rapporto alla farina. Per ora basta l'idea intuitiva: più acqua significa un impasto più morbido e più estensibile, ma anche più appiccicoso e più difficile da maneggiare; meno acqua significa un impasto più sodo, più facile da gestire, ma con una mollica più compatta.

L'acqua, inoltre, non è solo un numero da centrare. È anche il mezzo in cui sciogli il sale e in cui il lievito lavora, ed è quella che, evaporando in cottura, genera il vapore che gonfia gli alveoli e forma il cornicione. Non è un riempitivo: è il solvente che mette in comunicazione tutti gli altri ingredienti.

Più acqua, impasto più difficile

La regola intuitiva è questa: alzare l'acqua sposta l'impasto verso una mollica più aperta e leggera, ma ti chiede più tecnica nella gestione. Per questo non conviene partire dall'idratazione più alta che hai visto in un video: meglio cominciare da un valore gestibile e salire con l'esperienza.

Ogni stile di pizza ha il suo intervallo tipico. Prendili come riferimento, non come obbligo.

StileIdratazione tipicaGestione
Tonda romana55-58%Impasto sodo, molto facile
Napoletana verace58-65%Morbido ma gestibile
Contemporanea65-72%Molle, richiede tecnica
Idratazioni tipiche per stile, come riferimento intuitivo. Lo stesso valore va sempre letto insieme alla farina che hai a disposizione.

Per la prima pizza: 60-62%

Se è la tua prima pizza in un forno di casa, parti da un'idratazione del 60-62%: 600-620 g di acqua ogni 1000 g di farina. È un compromesso onesto: abbastanza acqua da ottenere una mollica decente, abbastanza poca da lavorare un impasto che non ti scappa dalle mani.

Un'ultima cosa pratica: l'acqua si pesa, non si misura a volume. Anche se 1 ml di acqua pesa circa 1 g, la bilancia elimina ogni ambiguità di lettura e rende l'impasto ripetibile. Sulla qualità dell'acqua del rubinetto (durezza, cloro, temperatura) c'è molto da dire, ma per la pizza in casa va benissimo nella stragrande maggioranza dei casi: il tema è trattato a fondo nell'approfondimento dedicato [].

Il sale: gusto, struttura e freno alla fermentazione

Il sale è l'ingrediente che si dà più per scontato e che fa più cose. Nell'impasto svolge tre ruoli operativi che ti interessano subito.

Il primo è il gusto. Senza sale la pizza sa di poco, e non solo perché manca il salato: il sale fa emergere gli aromi della fermentazione e della cottura. Un impasto senza sale risulta piatto anche se è tecnicamente corretto [].

Il secondo è la struttura del glutine. Il sale rinforza la maglia glutinica, rendendo l'impasto più tenace e meno cedevole. Un impasto salato si gestisce meglio, tiene la forma e resiste alla lavorazione; un impasto poco salato tende a essere molle e appiccicoso oltre quanto ci si aspetterebbe dalla sola idratazione [].

Il terzo è il freno alla fermentazione. Il sale rallenta l'attività del lievito, e questa non è una controindicazione: è uno strumento. Frenare la fermentazione ti dà più margine, più controllo sui tempi e un impasto che non parte troppo in fretta [].

Quanto sale: il range operativo

La dose di sale si esprime come percentuale del peso della farina, esattamente come l'idratazione. Il range di lavoro è il seguente.

Dose sale (sulla farina)EffettoQuando usarla
2,2-2,5%Freno più leggero, fermentazione più rapidaMaturazioni lunghe in frigo (oltre 72 ore)
2,8% (tipico)Equilibrio fra gusto, struttura e frenoImpasto standard, punto di partenza
2,5-3%Range completo, secondo stile e gustoMargine entro cui muoversi
Effetto del sale per range di dosaggio, espresso in percentuale sul peso della farina.

Il valore di riferimento è 2,8% sul peso della farina: 28 g ogni 1000 g di farina. Da lì ti muovi dentro l'intervallo 2,5-3% a seconda dello stile e del gusto.

Quando scendere? Su maturazioni lunghe in frigo, oltre le 72 ore, conviene calare al 2,2-2,5%. Il motivo è semplice: con tanto tempo a disposizione, un freno troppo forte rischia di rallentare eccessivamente il lievito; abbassando il sale lasci alla fermentazione il margine per completarsi. Sotto il 2,2%, però, non scendere: il glutine si indebolisce e l'impasto perde tenuta e sapore.

Una precisazione sul tipo di sale. La dose si pesa, non si misura a cucchiai: un cucchiaio di sale fino e uno di sale grosso pesano in modo diverso, perché i cristalli occupano spazi diversi. Sul piano dell'impasto vanno bene sia il sale fino sia quello grosso, purché tu li pesi e li faccia sciogliere bene; il sale fino si scioglie prima ed è più comodo. Tutto il resto (qualità, provenienza) è secondario rispetto alla quantità: sono i grammi che contano.

Quando aggiungere il sale: il mito del contatto

Si sente spesso dire che il sale "uccide" il lievito se i due si toccano. Non è così, almeno non al contatto istantaneo. Il sale inibisce il lievito per via osmotica: sottrae acqua alle cellule nel tempo, non le distrugge appena le sfiora [].

In pratica questo significa una cosa sola: evita di avere zone dell'impasto con sale concentrato e secco a contatto diretto con il lievito. Il modo più sicuro è sciogliere il sale nell'acqua dell'impasto, oppure aggiungerlo dopo che la farina è già stata idratata. In entrambi i casi il sale si distribuisce uniforme e nessuna porzione di lievito si trova mai immersa nel sale puro.

Il lievito di birra: pochissimo, per molto tempo

Il lievito di birra (LdB) è l'ingrediente che spaventa di più chi inizia, e quasi sempre per eccesso. La tentazione è metterne tanto, per essere sicuri che l'impasto cresca. È esattamente l'errore da evitare.

Il lievito è un organismo vivo che si moltiplica nel tempo. Una dose alta produce molta CO2 in fretta, l'impasto si gonfia rapidamente, ma non ha il tempo di sviluppare sapore: ottieni volume senza gusto, spesso con un retrogusto di lievito marcato. Una dose minima, lasciata fermentare a lungo, fa il lavoro opposto: cresce piano, sviluppa aromi, e dà un impasto più leggero e più digeribile.

Il principio operativo si riassume così: poco lievito di birra, molto tempo.

I due formati: fresco e secco

Una parola sui due formati, perché chi inizia si confonde spesso. Il lievito di birra fresco è il panetto compatto che trovi in frigo al supermercato; il lievito di birra secco (in granuli o liofilizzato) è la versione disidratata, più concentrata e con una conservazione molto più lunga. Funzionano allo stesso modo, sono lo stesso microrganismo (Saccharomyces cerevisiae): cambia solo la concentrazione, ed è per questo che del secco ne serve circa un terzo in peso rispetto al fresco. Qualunque dei due usi, il principio non cambia: dose bassa, e si lavora sul tempo e sulla temperatura, non sulla quantità.

L'ordine di grandezza

Per dare un riferimento concreto: per un impasto da pizza a temperatura ambiente le dosi di lievito di birra fresco stanno tipicamente sotto l'1% sul peso della farina, e per fermentazioni lunghe si scende ben più in basso, fino a frazioni di grammo per chilo di farina.

Dimezza il lievito, raddoppia il tempo

C'è una relazione pratica utile da memorizzare. Se vuoi fermentare per il doppio del tempo alla stessa temperatura, dimezzi il lievito; viceversa, se raddoppi il lievito, accorci grossomodo della metà il tempo. Lievito e tempo sono due leve che si bilanciano.

La temperatura è la terza leva, ed è potente. La velocità della fermentazione dipende fortemente dal calore: la regola empirica (un coefficiente Q10 vicino a 2) dice che per ogni 10 °C in meno la fermentazione dimezza la sua velocità, e per ogni 10 °C in più la raddoppia [].

L'accenno al frigo

Da qui nasce la maturazione a freddo. Mettere l'impasto in frigo a 4 °C rallenta tanto la fermentazione da permetterti di tenerlo per uno o più giorni con pochissimo lievito, lasciando alla farina il tempo di maturare. Il frigo, in altre parole, è un modo per comprare tempo senza far esplodere l'impasto.

Per ora ti basta sapere che il frigo è uno strumento a tua disposizione: usalo quando vuoi distribuire la preparazione su più giorni. La gestione precisa dei tempi a freddo è materia delle lezioni successive.

Una formula di partenza

Mettiamo insieme i tre ingredienti in un esempio concreto, pensato per una pizza tonda in forno di casa con metodo diretto. Le dosi sono espresse sia in percentuale (per capirne le proporzioni) sia in grammi su 1000 g di farina (per pesarle).

IngredientePercentuale (sulla farina)Grammi (per 1000 g farina)
Farina100%1000 g
Acqua60-62%600-620 g
Sale2,8%28 g
Lievito di birra fresco (LdB)dose bassafrazioni di grammo, secondo tempo e temperatura
Formula diretta di partenza per pizza tonda in forno di casa, su 1000 g di farina.

Questa è la spina dorsale di un impasto diretto: farina al 100%, acqua poco sopra il 60%, sale al 2,8%, lievito di birra ridotto al minimo. Da qui puoi muovere una leva alla volta: alzare l'acqua per una mollica più aperta, scendere col sale se vai di maturazione lunga, ridurre ancora il lievito se allunghi i tempi.

Nota una cosa importante: la dose di lievito è l'unica voce che lasciamo volutamente indicativa, perché dipende da quanto tempo e a quale temperatura fermenti. Acqua e sale, invece, una volta scelto lo stile restano stabili. Questa è la logica che useremo per tutto il corso, e che il calcolatore impasti di PizzaDose applica in automatico una volta scelti stile, numero di panetti e grammatura.

Da qui in poi

Hai ora il quadro operativo dei tre ingredienti oltre la farina: quanta acqua mettere e cosa cambia, quanto sale e perché serve, perché di lievito di birra ne basta pochissimo se gli concedi tempo. Sono le proporzioni di base che ti accompagnano in quasi ogni impasto diretto.

C'è però un numero che abbiamo usato senza ancora formalizzarlo: l'idratazione. L'abbiamo trattata in modo intuitivo (più acqua, impasto più morbido), ma dietro c'è un sistema preciso, la percentuale del panettiere, che rende ogni ricetta leggibile e scalabile. Nella Lezione 04, Idratazione: cosa significa il 65%, vediamo esattamente come si calcola e perché tutto il mondo della panificazione ragiona in percentuale e non in grammi.

Domande frequenti

Quanta acqua serve per fare la pizza in casa?
Per una prima pizza in forno di casa, un'idratazione tra il 60% e il 62% è il punto di partenza migliore: cioè 600-620 g di acqua ogni 1000 g di farina. È abbastanza alta da dare una buona mollica e abbastanza bassa da restare gestibile mentre impari. Come si calcola la percentuale lo vedi nella Lezione 04.
Quanto sale si mette nell'impasto della pizza?
Tra il 2,5% e il 3% sul peso della farina, con il 2,8% come valore tipico: 28 g ogni 1000 g di farina. Su maturazioni lunghe in frigo (oltre 72 ore) si può scendere al 2,2-2,5% per non frenare troppo la fermentazione. Sotto il 2,2% il glutine si indebolisce.
Perché di lievito di birra ne serve così poco?
Perché il lievito si moltiplica nel tempo. Una dose alta gonfia l'impasto in fretta ma non lo fa maturare; una dose minima, lasciata fermentare a lungo, dà più sapore e un impasto più leggero. Il principio è poco lievito di birra (LdB) più molto tempo. Il calcolo preciso lo trovi nella Lezione 10.
Il sale uccide il lievito se si toccano nell'impasto?
No, non al contatto istantaneo. Il sale rallenta il lievito per via osmotica, sottraendogli acqua nel tempo. Per non avere zone troppo concentrate, conviene sciogliere il sale nell'acqua dell'impasto oppure aggiungerlo dopo che la farina è già idratata.
Posso usare meno sale per ridurre il sodio?
Puoi scendere fino al 2,2% senza stravolgere l'impasto, ma sotto questa soglia il glutine si indebolisce, la fermentazione accelera e la crosta perde sapore. Il sale ha funzioni tecniche, non è solo gusto: toglierlo del tutto cambia struttura e tenuta dell'impasto.
Fonti
  1. Hamelman, J. (2013). Bread: A Baker's Book of Techniques and Formulas, 2nd ed. Wiley, sezioni 'Water' e 'Salt' (pp. 35-37, 38-40).
  2. McGee, H. (2004). On Food and Cooking: The Science and Lore of the Kitchen, 2nd ed. Scribner, cap. 'Breads' (pp. 515-562).
  3. Suas, M. (2009). Advanced Bread and Pastry: A Professional Approach. Delmar Cengage Learning, capitoli su fermentazione e controllo della temperatura.
  4. Cauvain, S. P. & Young, L. S. (2007). Technology of Breadmaking, 2nd ed. Springer, sezione 'Water and dough properties'.
  5. Pyler, E. J. & Gorton, L. A. (2008-2009). Baking Science & Technology, 4th ed. Sosland Publishing, capitoli su sale, lieviti e cinetica della fermentazione.
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