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"Contemporanea" è una delle parole più usate e meno definite del lessico pizzaiolo italiano dell'ultimo decennio. Compare nei menu, nelle insegne, nelle descrizioni dei corsi, e quasi sempre senza una spiegazione tecnica di cosa indichi. Per chi fa pizza in casa con serietà la domanda è legittima: esiste una pizza contemporanea come categoria tecnica, con parametri riconoscibili, oppure è solo un'etichetta di tendenza appiccicata a una napoletana fatta un po' diversa?

La risposta onesta è: entrambe le cose, ed è proprio questo che rende utile separare i due piani. Esiste un profilo tecnico ricorrente, misurabile, che giustifica il termine. E manca completamente un disciplinare, una norma scritta, un'autorità che certifichi cosa sia "vera" contemporanea. Questo articolo ricostruisce il profilo tecnico parametro per parametro, distinguendo in modo prudente ciò che è tecnicamente distintivo da ciò che è convenzione di scuola o marketing. Il riferimento di contrasto è la napoletana verace, che invece un disciplinare ce l'ha: il confronto fra le due famiglie è il modo più rapido per capire cosa sia, davvero, la contemporanea.

Origine del termine e cosa lo distingue dalla verace

Il termine "pizza contemporanea" si è diffuso in Italia nel decennio 2010-2020, all'interno di un movimento di pizzaioli, in larga parte di scuola napoletana o campana, che hanno iniziato a costruire un profilo diverso da quello del disciplinare verace: idratazioni più alte, maturazioni lunghe in frigo, farine più forti, prefermenti come la biga, cotture leggermente più lente in forni elettrici ad alta temperatura. Non è nata come tradizione regionale con radici storiche; è nata come scelta tecnica all'interno di un ambiente professionale, e si è poi consolidata come categoria descrittiva.

La differenza più importante da chiarire subito è di statuto, non di parametri. La napoletana verace è regolata da un disciplinare scritto e registrato come marchio collettivo dall'Associazione Verace Pizza Napoletana, con range numerici precisi su idratazione, sale, lievito, farina, temperatura del forno e tempi []. La contemporanea non ha nulla di tutto questo. Non esiste un disciplinare della contemporanea, non esiste un marchio collettivo, non esiste un'autorità che ne fissi i parametri. Quello che esiste è una convenzione di scuola: un insieme di scelte tecniche ricorrenti che la letteratura sugli stili italiani e la pratica professionale hanno reso riconoscibili [].

Sul piano tecnico, la distinzione dalla verace si gioca su quattro assi, tutti correlati fra loro:

  • Idratazione. Verace 55-62% da disciplinare (58-65% nella pratica più larga), contemporanea 65-75%. È la differenza più immediata e quella su cui si fa più confusione.
  • Maturazione. Verace a temperatura ambiente per l'intero ciclo, 6-8 ore tipiche; contemporanea con lunga maturazione in frigo, spesso 48-96 ore.
  • Prefermento. Verace di norma in diretto; contemporanea spesso con biga, talvolta con poolish o in diretto.
  • Cottura. Verace 60-90 secondi a 430-485 °C su forno a legna; contemporanea più lenta, 350-430 °C in forni elettrici professionali o fornetti.

Nessuno di questi assi, da solo, definisce la contemporanea. È la loro combinazione coerente a costruire il profilo. Una pizza al 70% di idratazione cotta come una verace a 470 °C in 75 secondi non è una contemporanea: è un impasto contemporaneo in un regime termico sbagliato, e uscirebbe molla al centro perché l'acqua non avrebbe il tempo di evaporare.

Idratazione alta, biga, lunga maturazione: i parametri

Il cuore tecnico della contemporanea sta in tre parametri che lavorano insieme: idratazione, prefermento, maturazione. Vanno letti come un sistema, non come voci indipendenti, perché ciascuno vincola gli altri.

Idratazione: la banda 65-75%

L'idratazione è il parametro più identitario e quello su cui conviene essere precisi. La banda operativa di riferimento per la contemporanea è 65-75%, con una zona centrale 65-72% dove si colloca la maggior parte delle versioni, e un estremo superiore fino a circa 78-80% per le versioni più spinte, gestite da chi ha esperienza con impasti molto idratati e forni adeguati. Il calcolatore PizzaDose adotta 75% come valore di default per lo stile contemporanea, regolabile via slider su tutta la banda: non è un valore fisso, ma un punto di partenza centrato sull'identità dello stile.

L'idratazione alta non è un vezzo. È coerente con due altri parametri dello stile. Primo, la cottura più lunga: a 350-430 °C, e ancora di più in un forno casalingo a 240 °C, la pizza cuoce in alcuni minuti invece che in 75 secondi, e in quel tempo l'acqua in eccesso ha il tempo di evaporare attraverso la maglia glutinica. La verace deve stare a 55-62% proprio perché i suoi 60-90 secondi a 470 °C non bastano a smaltire più acqua []. Secondo, la maturazione lunga: una farina forte sottoposta a 48-96 ore di maturazione sviluppa una maglia glutinica capace di trattenere strutture molto idratate senza collassare.

Sale e olio: i numeri base

Sui condimenti dell'impasto la contemporanea base è essenziale. Il sale sta sul 2,5% sulla farina, valore adottato come default dal calcolatore PizzaDose. L'olio è assente: la contemporanea base non prevede olio nell'impasto, a differenza della tonda romana, dove l'olio extravergine all'1-3% è funzionale alla croccantezza e alla stesura al mattarello. La contemporanea cerca un profilo morbido al centro con alveolatura aperta, e l'olio frenerebbe l'espansione dei gas che quello stile invece vuole massimizzare.

ParametroValore / rangeNote
Idratazione65-75% (zona centrale 65-72%; spinta fino a ~78-80%)Default calcolatore PizzaDose 75%, regolabile via slider
Sale2,5% sulla farinaDefault calcolatore PizzaDose
Olio0%La contemporanea base non prevede olio nell'impasto
Farina00 o 0, W 300-380, P/L 0,50-0,65Forte, per reggere idratazione alta e maturazione lunga
PrefermentoBiga (44-50% idratazione) frequente, oppure direttoNon obbligatorio: la biga è strumento, non requisito
Maturazione48-96 h, di norma in frigo a 4 °CW 300-350 → 48-72 h; > 350 → 72-96 h
Panetto250-320 gDefault calcolatore PizzaDose 320 g
Cottura350-430 °C (fornetto/forno pro); ~230-245 °C reali in forno casalingoPiù lenta della verace
Parametri base dell'impasto contemporaneo, profilo standard. I range sono di scuola, non da disciplinare: la contemporanea non è normata, e il singolo pizzaiolo si muove all'interno della banda in funzione di farina, forno e durata della maturazione.

Farina forte: W 300-380 e la relazione con la maturazione

La maturazione lunga della contemporanea richiede farine forti. Una farina debole sottoposta a 72-96 ore di maturazione, anche a freddo, cede: il glutine si degrada per azione enzimatica prima che il ciclo finisca, e l'impasto in stesura si sfalda. La banda di forza tipica della contemporanea lunga è W 300-380, nettamente sopra i 220-260 della tonda romana e nella fascia alta o oltre il range verace (220-380). Il pillar Farine W e P/L tratta in dettaglio il significato di questi parametri; qui interessa la relazione operativa con la durata.

W della farinaMaturazione in frigo (4 °C) consigliataNote
280-30024-48 hLimite inferiore per la contemporanea, margine ridotto
300-35048-72 hBanda standard, la più usata
350-38072-96 hVersioni lunghe, richiedono farina molto forte e gestione attenta
> 380oltre 96 hTerritorio specialistico, fuori scope per il forno casalingo
Relazione fra forza della farina (W) e durata della maturazione in frigo per la contemporanea. È una regola operativa di scuola, non una norma: i valori vanno tarati su farina, temperatura del frigo e quantità di lievito. La maturazione enzimatica e la lievitazione sono fenomeni distinti, trattati separatamente nel pillar dedicato.

Sul piano della maturazione la posizione corretta è prudente: è facile attribuire alla "lunga maturazione" qualità che dipendono da altri fattori. La distinzione fra maturazione enzimatica (la scomposizione di amidi e proteine in molecole più semplici) e lievitazione (la produzione di gas da parte del lievito) è centrale e va tenuta separata; la trattazione completa è in Maturazione vs lievitazione. Qui basta il dato operativo: la maturazione lunga in frigo della contemporanea serve a sviluppare profilo aromatico e digeribilità mantenendo la lievitazione sotto controllo grazie alla bassa temperatura, che rallenta drasticamente l'attività del lievito.

La biga: frequente ma non obbligatoria

La biga è il prefermento più associato alla contemporanea, ma è importante non confondere la frequenza con la necessità. La biga è un prefermento solido a bassa idratazione, tipicamente 44-50%, fatto fermentare per alcune ore prima di essere incorporato nell'impasto finale []. Aggiunge complessità aromatica, contribuisce alla forza della maglia glutinica e migliora la struttura dell'alveolatura, qualità tutte coerenti con il profilo contemporaneo ad alta idratazione. Il protocollo operativo completo è in Biga 100%; il confronto con l'altro prefermento classico è in Biga vs poolish.

La biga non è un requisito definitorio. Molte contemporanee si fanno in diretto con maturazione lunga in frigo, e restano contemporanee a pieno titolo. La biga è uno strumento che si sceglie quando si vuole spingere su aroma e struttura, non un marchio di autenticità. Attribuire alla biga un valore identitario ("non è contemporanea senza biga") è un esempio di convenzione di scuola spacciata per dato tecnico: tecnicamente, una contemporanea in diretto al 70% maturata 48 ore in frigo è perfettamente coerente con lo stile.

Biga in baker's percentage. Una biga al 44-50% si calcola sul peso della sua farina, non sulla farina totale dell'impasto. Esempio per una biga al 45% di idratazione: 1000 g farina → acqua = 1000 × 0,45 = 450 g; lievito di birra fresco ≈ 1% della farina della biga = 10 g (calibrato sul tempo e sulla temperatura di maturazione della biga stessa). La biga viene poi incorporata nell'impasto finale insieme alla farina e all'acqua di completamento, fino all'idratazione totale target dello stile.

Cornicione pronunciato, alveolatura aperta: il profilo

Se i parametri di impasto sono ciò che si fa, il profilo del prodotto finito è ciò che si ottiene. La contemporanea ha un'identità visiva e organolettica riconoscibile, e anche qui conviene separare il descrittivo dal misurabile.

Il cornicione pronunciato è la caratteristica più immediata. La contemporanea cerca un bordo alto, gonfio, spesso più sviluppato di quello verace, con una struttura interna areata. A differenza della verace, dove il cornicione di 1-2 cm è normato dal disciplinare, nella contemporanea non c'è un valore prescritto: il bordo "pronunciato" è una convenzione descrittiva. In pratica si parla spesso di cornicioni anche superiori ai 2 cm, ma la cifra esatta dipende dal pizzaiolo, dall'idratazione, dalla cottura e dalla quantità di gas trattenuta in maturazione.

L'alveolatura aperta è il dato strutturale interno che distingue il profilo. Tagliando il cornicione di una contemporanea ben riuscita si vede una mollica con alveoli grandi e irregolari, una struttura "a nido d'ape" aperta. È il prodotto combinato di idratazione alta, glutine forte e ben sviluppato, e gas trattenuto durante la lunga maturazione []. L'alveolatura aperta non è solo estetica: corrisponde a una mollica leggera, soffice, percepita come più digeribile.

A confronto con gli altri stili tondi italiani, il profilo della contemporanea si colloca in una posizione intermedia ma distinta. Non è croccante in tutto lo spessore come la tonda romana, né morbida e piegabile a libretto come la verace: è morbida al centro e tendenzialmente croccante al bordo, con il cornicione areato come elemento di firma.

AspettoNapoletana veraceTonda romanaContemporanea
Idratazione55-62% (disciplinare); 58-65% (pratica)55-58%65-75%
StatutoDisciplinare AVPN registratoConvenzione di scuolaConvenzione di scuola, nessun disciplinare
Cornicione1-2 cm, gonfioPiatto, assentePronunciato, areato
AlveolaturaMedia, mollica elasticaMinima o assenteAperta, grandi alveoli
ProfiloMorbida, piegabile "a libretto"Croccante in tutto lo spessoreMorbida al centro, croccante al bordo
Olio nell'impastoNo1-3% (funzionale)No
MaturazioneA temperatura ambiente, 6-8 hDiretto breve, 6-12 h a TALunga in frigo, 48-96 h
Cottura60-90 s a 430-485 °C4-6 min a 280-320 °C350-430 °C (pro) / 5-7 min a ~240 °C (casa)
StesuraSolo a manoSolo a mattarelloA mano, delicata sul bordo
Confronto fra i tre principali stili di pizza tonda italiana. I dati verace sono da disciplinare AVPN; quelli tonda romana e contemporanea sono parametri di scuola (nessuno dei due stili ha un disciplinare normato). I range sono operativi.

Cottura: forno a 350-430 °C, gestione adattata e cosa cambia in casa

La contemporanea professionale cuoce a temperature inferiori alla verace ma superiori al forno casalingo: 350-430 °C, in forni elettrici professionali a doppia resistenza o fornetti dedicati ad alta temperatura. È una finestra che dà cotture nell'ordine dei 90-180 secondi, più lunghe della verace ma comunque rapide, sufficienti a sviluppare il cornicione areato e a smaltire l'acqua dell'impasto idratato senza seccarlo. È un regime termico coerente con l'idratazione alta: a 380 °C un impasto al 72% perde abbastanza acqua in 2 minuti da avere una mollica morbida ma non bagnata.

La gestione è adattata rispetto alla verace su due punti. La stesura è a mano ma particolarmente delicata sul bordo, per non sgonfiare il gas che costruisce il cornicione areato: il movimento spinge l'aria dal centro verso l'esterno e preserva una fascia perimetrale generosa. La stratificazione del topping tiene conto della cottura più lunga: la mozzarella, su cotture sopra i 2 minuti, può essere aggiunta a inizio cottura o poco dopo a seconda del forno, calibrando per evitare che si secchi.

Cosa cambia nel forno domestico

Il forno casalingo standard si ferma a 250 °C dichiarati, che diventano 230-245 °C reali in zona pietra dopo un preriscaldo serio. Sono circa 120-180 °C in meno rispetto al regime professionale della contemporanea. È un compromesso, ma va detto chiaramente: per la contemporanea il forno casalingo è più adatto che per la verace. La ragione è esattamente l'idratazione alta. Una contemporanea al 70-72% cotta in 5-7 minuti a 240 °C ha il tempo di smaltire l'acqua in eccesso e di sviluppare un cornicione decente; lo stesso impasto a 470 °C in 75 secondi uscirebbe crudo al centro. L'idratazione alta che richiede una cottura più lunga è proprio ciò che rende l'impasto contemporaneo gestibile nel regime termico lento del forno di casa.

In forno domestico la pietra refrattaria o l'acciaio vanno preriscaldati 45-60 minuti, con verifica a termometro IR di almeno 240 °C in zona pietra. Il grill negli ultimi 60-90 secondi aiuta a colorare il cornicione, compensando in parte la temperatura più bassa. La cottura tipica è 5-7 minuti in statico. Tutto il dettaglio operativo, comune a più stili, è nel pillar dedicato al forno.

Cosa serve per replicarla in casa

Riassumendo in chiave operativa, ecco cosa serve davvero per avvicinare il profilo contemporaneo nel forno di casa, separando il necessario dall'opzionale.

Una farina forte. È il primo requisito non negoziabile. W 300-350 per maturazioni 48-72 ore, W 350-380 per cicli più lunghi. Una farina W 260 da tonda romana sottoposta a 72 ore di frigo cede. Per chi acquista in GDO senza scheda tecnica, le farine etichettate "per lunghe lievitazioni" o "per pizza 48/72 h" sono di norma in questa banda; il dato W e P/L è verificabile sulle schede tecniche online dei molini, vedi Farine W e P/L.

Spazio in frigo e gestione del tempo. La lunga maturazione è il secondo pilastro. Servono 48-96 ore di anticipo e spazio in frigo per la massa o per i panetti. Va pianificata: una contemporanea non è una pizza da decidere il pomeriggio per la sera. La dose di lievito va calibrata sulla durata (più lungo il ciclo, meno lievito), sfruttando la regola Q10 ≈ 2 per tenere la lievitazione sotto controllo a 4 °C.

Una pietra refrattaria o un acciaio, e un forno spinto al massimo. Per la cottura serve concentrare quanto più calore possibile nel fondo. Pietra in cordierite da 1,5-2 cm o acciaio da 6 mm, preriscaldo lungo, ripiano medio-alto, grill nei secondi finali. Senza pietra, su teglia fredda, il cornicione areato non si forma.

La biga è opzionale. Migliora aroma e struttura, ma non è indispensabile per cominciare. Una prima contemporanea in diretto al 68-70% con farina forte e maturazione 48 ore in frigo è un punto di partenza più gestibile del salto immediato a biga + 75% di idratazione. La biga si aggiunge quando il diretto è padroneggiato.

Il calcolatore impasti di PizzaDose include la contemporanea fra gli stili supportati, con idratazione di default al 75% regolabile via slider sulla banda 65-75% (e oltre, per chi vuole spingere), sale 2,5%, olio 0%, panetto di default 320 g e una gestione del ciclo che tiene conto della maturazione in frigo. Si raggiunge anche via deep-link diretto allo stile: /calcolatore?stile=contemporanea. È la traduzione operativa dei parametri di questa guida, regolabili sulla farina e sul forno che si hanno in casa.

La pizza contemporanea, in sintesi, è una categoria stilistica reale e tecnicamente riconoscibile, ma priva di disciplinare. Conoscerne i parametri serve a due cose: capire cosa si compra quando un menu scrive "contemporanea", e avere un riferimento per costruirla in casa sapendo quali scelte sono distintive e quali sono opzionali. Il resto, quando il termine viene usato come semplice etichetta di tendenza, è marketing: utile saperlo distinguere, soprattutto se si fa pizza con serietà.

Domande frequenti

Cosa significa esattamente 'pizza contemporanea'?
È una categoria stilistica descrittiva, non una denominazione protetta. Indica una pizza tonda di scuola italiana caratterizzata da idratazione più alta della napoletana verace (tipicamente 65-75%, contro 55-62%), maturazione lunga in frigo (spesso 48-96 ore), uso frequente di biga come prefermento, farine forti (W 300-380), cornicione pronunciato e alveolatura interna aperta. A differenza della verace, che ha un disciplinare scritto e registrato dall'AVPN, la contemporanea non ha alcun disciplinare: il termine si è diffuso nel decennio 2010-2020 come etichetta per un profilo tecnico riconoscibile, ma resta una convenzione di scuola, non uno standard normato.
Qual è l'idratazione corretta per una pizza contemporanea?
Non esiste un valore 'corretto' fisso, perché non c'è un disciplinare. La banda operativa di riferimento è 65-75%, con una zona centrale 65-72% e versioni più spinte fino a 78-80% per pizzaioli esperti. Il calcolatore PizzaDose adotta 75% come valore di default per lo stile contemporanea, regolabile via slider su tutta la banda. L'idratazione più alta rispetto alla verace è coerente con la cottura più lunga (a temperature più basse l'acqua ha il tempo di evaporare) e con la maturazione lunga in frigo, che richiede farine forti capaci di reggere strutture molto idratate.
Serve per forza la biga per fare la contemporanea?
No. La biga è frequente nella contemporanea ma non obbligatoria: molte versioni si fanno in diretto con maturazione lunga in frigo. La biga (prefermento solido a bassa idratazione, tipicamente 44-50%) è una scelta tecnica che aggiunge complessità aromatica e struttura alla maglia glutinica, particolarmente utile con idratazioni alte. Non è un requisito definitorio dello stile: una contemporanea in diretto al 70% con maturazione 48 ore in frigo resta una contemporanea. La biga è uno strumento, non un marchio di autenticità.
Posso fare la contemporanea in un forno di casa a 250 °C?
In parte, e meglio della verace. La contemporanea professionale cuoce a 350-430 °C in fornetto o forno pro; un forno casalingo arriva a 230-245 °C reali in zona pietra dopo un preriscaldo serio. Il gap c'è ma è più gestibile rispetto alla verace, perché l'idratazione alta della contemporanea tollera la cottura più lunga (5-7 minuti invece di 60-90 secondi): l'acqua in eccesso ha il tempo di evaporare. Il risultato non è identico a una contemporanea da fornetto, ma è onesto e riconoscibile. Vedi la guida al forno elettrico domestico per il dettaglio sul preriscaldo e sulla pietra.
Che differenza c'è fra contemporanea e napoletana verace?
Sono due famiglie distinte lungo più assi. La verace ha idratazione 55-62% (disciplinare), cottura 60-90 secondi a 430-485 °C, maturazione media a temperatura ambiente, cornicione 1-2 cm, ed è regolata da un disciplinare AVPN. La contemporanea ha idratazione 65-75%, cottura più lunga a 350-430 °C, maturazione lunga in frigo (48-96 ore), spesso con biga, cornicione pronunciato e alveolatura più aperta, ma non ha alcun disciplinare. La contemporanea non è 'una verace migliorata': è un profilo tecnico nato per vincoli e intenzioni gastronomiche diverse.
Fonti
  1. Myhrvold, N., Migoya, F. et al. (2021). Modernist Pizza. The Cooking Lab, vol. 1 'History and Fundamentals' e vol. 2 'Styles and Recipes', per la trattazione degli stili contemporanei italiani ad alta idratazione, dell'uso dei prefermenti (biga, poolish) e dell'effetto della maturazione lunga in frigo sulla struttura dell'impasto.
  2. Hamelman, J. (2013). Bread: A Baker's Book of Techniques and Formulas, 2nd ed. Wiley, capp. 'Pre-ferments', 'Mixing' e 'Fermentation' per la trattazione della biga, dell'idratazione elevata, dello sviluppo del glutine e della relazione fra forza della farina e durata della maturazione.
  3. Suas, M. (2009). Advanced Bread and Pastry: A Professional Approach. Delmar Cengage Learning, capitoli sui prefermenti, sull'alveolatura e sull'effetto dell'idratazione e della temperatura di fermentazione sulla struttura della mollica.
  4. Pyler, E. J. & Gorton, L. A. (2008-2009). Baking Science & Technology, 4th ed., voll. I-II. Sosland Publishing, capitoli sui parametri reologici delle farine all'alveografo (W, P/L), sulla cinetica di Saccharomyces cerevisiae e sull'effetto della temperatura sulla velocità di fermentazione.
  5. McGee, H. (2004). On Food and Cooking: The Science and Lore of the Kitchen, 2nd ed. Scribner, capitoli sulle reazioni di Maillard, sulla gelatinizzazione dell'amido e sulla relazione fra temperatura di cottura, durata ed evaporazione dell'acqua.
  6. Associazione Verace Pizza Napoletana (2008, agg. successivi). Disciplinare Internazionale per l'ottenimento del marchio collettivo 'Vera Pizza Napoletana'. Citato in contrapposizione, come riferimento normato a fronte del quale la contemporanea si configura come categoria stilistica priva di disciplinare.
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